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Fotografia di Loreno Molaschi

Chi è Eleonora? Qual è stato il percorso che ti ha portato nel mondo della consulenza e formazione manageriale?

Sul “Chi sono io”… fatevi dare la risposta da chi mi vuole bene, ma, per saperne di più, anche da chi non mi sopporta, potrebbe essere più interessante. Chissà cosa potrebbe venire fuori!
Sulla 2° domanda potremmo soffermarci molto, data la mia “caratteristica anagrafica”, ma sarò sintetica per non annoiare nessuno.
Dopo la mia laurea in Scienze Politiche e Sociali, con indirizzo in Psicologia dell’Organizzazione e del Lavoro, avrei voluto fare la giornalista, ma a quei tempi non era facile per una donna trovare opportunità e sbocchi soddisfacenti. Un mio incontro casuale con persone di grande cultura mi ha consentito di avvicinarmi al mondo universitario, dove ho fatto una breve esperienza in attività di interviste con la “metodologia della ricerca sociale”, che mi ha aperto un mondo di informazioni incredibilmente interessante. Ricordo che l’Università di Milano era particolarmente interessata a conoscere la vita di personaggi “difficili” da avvicinare e in posizioni professionali molto elevate. A me, invece, riusciva facile convincere importanti personaggi a incontrarmi per concedermi un’intervista di natura professionale ed anche privata. Probabilmente venivo percepita, sin dal primo contatto, una persona credibile e fidata. L’esperienza universitaria è stata incredibilmente entusiasmante per me, perché mi ha consentito di soddisfare una grande curiosità: approfondire la conoscenza delle persone e della loro vita. È avvenuta così la svolta, poiché allora presi una decisione importante che determinò il futuro percorso della mia carriera: mi iscrissi a un Master di due anni in specializzazione sui “Sistemi di valutazione e sviluppo della Gestione delle Risorse Umane” che mi aprì un mondo nuovo. È stato allora che iniziai a sentire parlare di valutazione del potenziale e di Assessment Center.
All’epoca per me la Consulenza era una cosa misteriosa, che quasi mi intimidiva. Fu determinante l’incontro con una persona del mondo dell’impresa, il Presidente di una nota e importante Società di Consulenza e formazione nell’ambito delle Risorse Umane, che mi invitò ad assistere, come osservatore muto, a una sessione di Assessment per la valutazione di 8 candidati proposti alla promozione a dirigente dall’azienda in cui lavoravano. Fu amore a prima vista, un vero colpo di fulmine per questa metodologia. Non so se sia stato quello il momento preparatorio per il mio trampolino di lancio, sicuramente è qui che ha principio il mio percorso nel mondo della consulenza manageriale. Era l’inizio degli anni ’70.

Secondo te cosa fa la differenza nel successo o insuccesso di un progetto?

Credo che la comprensione del pensiero del cliente e l’approccio sempre positivo e propositivo rappresentino le basi di ogni tipo di lavoro; nel mio sono indispensabili, insieme a quello che oggi si definisce intelligenza emotiva, arricchita da empatia.  Tuttavia, la pianificazione, l’attenta preparazione, la flessibilità, il controllo e la tendenza a raggiungere una forma di perfezione delle attività che si costruiscono e che si offrono al cliente, stanno alla base del possibile successo di un progetto. E quando il cliente ti apprezza e la soddisfazione è alle stelle, io mi sento quasi in uno “stato di grazia”. Forse il successo di un progetto è questo, sempre accompagnato da grande resilienza. È fondamentale saper affrontare i NO e i rifiuti del cliente e ricominciare di nuovo, senza demoralizzarsi.

Cosa ti ha spinta a far parte della Simplify Academy?

La formula Simplify è nuova, creativa e stimolante in tutte le attività che propone alle aziende clienti; non è la solita offerta di consulenza impacchettata, o formazione con criteri preconfezionati. Simplify è una fucina di attività vive, create ad hoc, arricchite da una dose di freschezza incredibile. Basta conoscere Miriam Munerato per comprendere cosa intendo dire. Miriam è un vulcano di fantasia, di immaginazione, di idee sempre nuove, di entusiasmanti soluzioni aziendali, sempre azzeccate e di successo. Difficile starle dietro! Le aziende si innamorano di lei.

Questo vuol dire che il tuo approccio è diverso da quelli che si trovano sul mercato? Vuoi spiegare il perché ai nostri lettori?

Credo di sì. Nella mia lunga carriera in ambito consulenziale e di sviluppo delle Risorse Umane, ho sempre cercato la novità, l’originalità, i nuovi stimoli. Considero questo un privilegio che mi sono sempre concessa. Solo se vedo e sento stimoli di creatività in quello che faccio, posso continuare nel mio lavoro.

L’Assessment e il Coaching in 5 parole sono?

Assessment: Meno male che esiste! Tecnica sicura, oggettiva, tranquillizzante, unica e ricca di emozioni.
Coaching: Percorso di crescita professionale e miglioramento personale. Modifica dei comportamenti e del modo di pensare.
In altre parole: se considerassimo l’Assessment una diagnosi il Coaching sarebbe (ed è) la sua inevitabile e necessaria terapia!

Quali sono le skills necessarie per lavorare nel tuo settore?

Molte, certamente. Soft Skills ma anche Hard Skills. Le capacità possono essere modificate, ampliate, migliorate, arricchite, perché rappresentano i nostri comportamenti, ma devono essere affiancate da determinazione, grande volontà, pazienza, tenacia, costanza, orientamento al risultato. Per le Hard Skills lo studio e l’approfondimento delle varie materie non deve mai interrompersi.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

L’ultimo libro letto si intitola “Partire dal perché”, di Simon Sinek, oratore di successo mondiale.  Sinek insegna a leader e a organizzazioni come ispirare le persone! L’autore si chiede perché alcune persone e alcune organizzazioni sono più innovative, più influenti e più profittevoli di altre? Perché alcune riescono a portare alla fedeltà i propri clienti e altri no? Studiando il comportamento dei leader e delle aziende vincenti di oggi (e non solo di oggi), l’autore ha scoperto che tutti i grandi pensano, agiscono e comunicano esattamente nello stesso modo. Allora, qual è il denominatore comune?  I leader e le organizzazioni che sono animate da un perché o da un ideale profondo e sanno comunicarlo hanno una marcia in più. Sono più innovativi e più capaci di costruire business redditizi, hanno collaboratori e clienti più fedeli e, soprattutto, riescono a replicare il loro successo nel tempo.
Steve Jobs, Martin Luther King e i Fratelli Wright, pur in campi tanto diversi, hanno condiviso lo stesso segreto: tutti sono partiti dal “perché”.
Spesso le organizzazioni motivano all’azione attraverso incentivi oppure comunicano il “cosa” fanno o il “come” lo fanno, ma più difficilmente il “perché” lo fanno. È un nuovo modello, affascinante e anticonvenzionale, di ciò che realmente serve per guidare e ispirare le persone.

Come ti vedi tra 5 anni?

Mi piacerebbe tanto saperlo… Qualcuno me lo dica!

Quale consiglio ti senti di dare a chi si sta affacciando al mondo del lavoro?

Walt Disney ha detto che “la differenza tra un sogno e un obiettivo è una data di scadenza”.  Quindi avere sogni che si trasformino in obiettivi da realizzare è la cosa più importante e assolutamente indispensabile. Soprattutto avere tanto entusiasmo, profonda curiosità per conoscere tutto ciò che ci circonda, sentire quel pensiero che ci fa tremare, che ci fa svegliare di notte per immaginare come realizzarlo.
Non sono portata a dare consigli, ma solo qualche suggerimento, se richiesto, ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro: non sempre esiste, nell’immediato della nostra vita, il lavoro che sogniamo come il più bello, il più “adeguato” per noi. Spesso è necessario che siamo noi a crearlo, seguendo il suggerimento di G. B. Shaw: “Le persone che progrediscono nella vita sono coloro che si danno da fare per trovare le circostanze che vogliono e, se non le trovano, le creano.”
Per questo è importante avere un approccio flessibile e pieno di curiosità per scoprirlo e capirlo. Chissà quante sorprese potrebbero esserci.
Confucio ha detto: “Scegli un lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno”. Ed è proprio così.

 

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